Ah come vlogga bene Montemagno!

Parlando di videoblogging e di uso del mezzo video per veicolare i propri contenuti, possiamo dire che Marco Monty Montemagno è uno dei più bravi in Italia.
E nonostante i suoi video siano semplici, fatti rapidamente e con attrezzatura piuttosto scarna, ha un gran successo. Ma davvero la semplicità è una limitazione? Vediamo un po’.

 

Chi è Marco Montemagno

Partiamo dalle basi, per chi non frequenta molto Facebook o non conosce la storia di Internet in Italia, e proviamo a capire chi è Montemagno, Monty per gli amici.
Marco Montemagno si definisce uno che comunica e NON un motivatore. Ha creato Blogosfere e Social Media Week, è spesso in TV e in radio, è invitato di richiamo in varie manifestazioni legate al mondo startup (una di quelle cose che in questi anni “tirano” un sacco, da queste parti) e all’imprenditoria in generale.

Ma soprattutto è uno che dal 2015, ogni santo giorno, pubblica un video. Prima lo faceva su YouTube, poi ha deciso di focalizzarsi su Facebook, riuscendo ad ottenere dei risultati fantastici. Un sacco di visualizzazioni, centinaia di migliaia di persone iscritte alla sua pagina, tanta gente che lo segue sul serio.

E tutto questo lo ottiene principalmente usando un concetto, quello della semplicità. Scriviamo questo articolo per capire in che modo Marco Montemagno fa video, cercando di capirlo pezzo per pezzo.

Ci interessa perchè Monty è davvero bravo in quello che fa, e nonostante non sia un videomaker di professione (non che noi sappiamo, almeno!) riesce a centrare il punto da tanti angoli diversi.

Marco Montemagno in un suo video

 

L’attrezzatura

Prima di parlare dell’attrezzatura usata da Montemagno vediamoci questo suo video del 2015, ma che ci pare dia una buona idea dei mezzi usati:

Come produrre video? Microfono, luci, camera, montaggio, setta…

Come produrre video? Microfono, luci, camera, montaggio, settaggi..In questo video trovi un webinar di formazione che avevo registrato 1 anno fa che però spero possa tornare ancora utile a chi parte da zero e non sa bene come muoversi.

Nai-post ni Marco Monty Montemagno noong Huwebes, Agosto 11, 2016

A parte qualche imprecisione, e a parte il fatto che il video è di un paio di anni fa, questo tutorial ci dà una buona idea dell’attrezzatura usata da Montemagno: una DSLR per ottenere una buona qualità video, un microfono semiprofessionale collegato a un piccolo mixer, un set di luci standard. Tutto qui.

Nello specifico:

  • la macchina usata è una Canon 70D, buona videoreflex a cui si possono accoppiare buoni obiettivi (e che potete sostituire con la 80D o con una qualsiasi tra le migliori mirrorless in circolazione)
  • il mixer audio è un Behringer Xenyx 302 (questo, su Amazon) collegato ad un microfono cardioide AKG come questo, sempre disponibile sullo store
  • le luci sono 3, secondo il classico schema a 3 punti su cui potete trovare approfondimenti qui sotto. L’altro suggerimento è quello della ringlight

Per capirne di più sulla registrazione dell’audio potete leggervi questi articoli:
Microfoni esterni, la guida completa
Registrare l’audio con uno smartphone
Abbiamo anche articoli sul tipo di illuminazione di cui si parla nel video:
Ringlight: una luce semplice e veloce
3 punti luce per illuminare alla grande

Attrezzatura video e audio semplice, quella usata da Montemagno. Ma usata nel modo giusto per veicolare messaggi che vogliono essere immediati, da fuire in pochi minuti.

 

La tecnica di montaggio e il linguaggio

E poi c’è anche la tecnica di montaggio, che in questo come in molti altri casi diventa una componente importante del messaggio da distribuire in rete. Gli accorgimenti sono pochi, ma efficaci.

C’è il jumpcut: il taglio netto del girato per saltare oltre. Si saltano, per l’appunto, i momenti in cui ci sono quei fastidiosissimi “eeeeehm” che tutti facciamo quando parliamo a braccio. Oppure le interruzioni per rispondere a una chiamata. O per bersi un bicchiere d’acqua.
In fin dei conti Monty fa questi video tra una cosa e l’altra, e non può permettersi di ripetere mille volte il discorso finchè non viene bene.
E poi il jumpcut funziona, perchè dà una buona idea di ritmo, di comunicazione immediata.

C’è la zoomata secca (sciabolata morbida, anyone?): come altro definire quel momento in cui si taglia un po’ l’inquadratura, con il risultato che la faccia della persona inquadrata è più vicina a noi?
Il risultato è che ci rendiamo conto che qualcosa sta succedendo, che dobbiamo stare attenti. Una sorta di sottolineatura, qualcosa di simile a quando ti si mettono di fronte a due centimetri dagli occhi per sottolineare un concetto. Una cosa così.
Questo espediente è una conseguenza del setup in cui opera Montemagno e in genere tutti quelli che fanno video con queste modalità: è un modo semplice per variare il punto di vista, e non si perde nemmeno troppa qualità perchè lo schermo su cui visualizziamo i video di Facebook è piccolo piccolo, in genere.

C’è il montaggio audio con il tratto distintivo: Montemagno non fa uso di chissà che effetti audio speciali, a differenza di altri comunicatori del web che usano un tappeto sonoro riconoscibile. Ma il suono finale, quell’accordo di chitarra dell’ultimo secondo, è tanto riconoscibile per i suoi aficionados quanto la sua faccia. E fa la differenza.

 

Il messaggio

Alla fine però c’è quello che fa davvero la differenza: il messaggio. Marco Montemagno è bravo a parlare rapidamente, si mette davanti alla telecamera in modo disarmato e disarmante, e quello che dice interessa alle persone.

E in fin dei conti per essere un bravo vlogger, che sia su YouTube o su Facebook, bisogna avere quello, accoppiato a tutto il resto di cui abbiamo parlato sopra.


E voi? Avete un vlog di successo? Vi piacerebbe parlarne con noi?
Scriveteci qui: vogliamo sentire la vostra storia!

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