Le luci nelle riprese video

 

Con questo post cominciamo un breve discorso sull’illuminazione e sulla luce. Non importa che ci troviamo su un set organizzatissimo o stiamo girando con il massimo dell’improvvisazione: lavorare con la luce è importante, sapere come funziona è il primo passo per gestirla.

Ecco il solito breve sommario che usiamo per i post un po’ lunghi:

Questo è solo il primo di una serie di post sull’argomento, e vi suggeriamo di visitare questa pagina e il blog per leggere le prossime uscite, che riguarderanno aspetti più tecnici della gestione della luce, e gli strumenti necessari a creare la luce che ci piace di più.

 

La luce come strumento per dire qualcosa

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Quella qui di fianco è una scena dal film del 1944 La fiamma del peccato, diretto da Billy Wilder e sceneggiato da Raymond Chandler. Un film inserito tra i 100 più importanti del cinema americano, un caposaldo del cinema di genere noir.
Il personaggio a sinistra è Walter Fenn, agente assicurativo molto losco che organizza un omicidio per prendersi i soldi dell’assicurazione. Quello a destra, seduto, è Barton Keyes, suo collega integerrimo e intelligente.

Vedete la luce con cui i due personaggi sono illuminati?
Keyes è illuminato in maniera tradizionale, pacata, corretta.
L’altro sembra quasi già in prigione, e quella filtrata dalle veneziane replica la luce che passa tra le sbarre di una cella. In una sola inquadratura c’è un gioco che rivelerà il finale del film, una chicca per appassionati: e tutto questo solo grazie alla luce di scena.

Naturalmente l’esempio de La fiamma del peccato è solo uno dei più noti ed estremi, ma se guardate con attenzione qualsiasi film ben fatto (no, non le fiction con smarmellamento) potrete cominciare a notare il lavoro di chi “fa le luci” su un set.
E a prescindere dal fatto che giriate cortometraggi, documentari o video musicali, vi renderete conto che la luce è fondamentale nelle riprese video.

 

Tipi di illuminazione nel video

Prima di cominciare qualsiasi discorso sull’illuminazione e sulle varie condizioni di luce è necessario fare almeno una distinzione fondamentale: quella tra luce naturale e luce artificiale.
Ovviamente la luce naturale è quella proveniente dal Sole, ed è una luce che può essere controllata solo in minima parte ma, anche in condizioni difficili, può essere utilizzata per raccontare la nostra storia. Oppure si può aspettare che la luce sia quella giusta, e che il Sole sia clemente.
La luce artificiale è invece la luce che può provenire da lampade che si trovano normalmente in casa (la classica abatjour sulla scrivania del protagonista) o una luce inserita sul set sotto forma di fari e ammennicoli vari, in genere non visibile all’interno della scena.

 

Descrivere la luce

Non esiste un solo modo di illuminare una scena, e riconoscere il genere di illuminazione che ci si trova davanti (o lavorare per creare quello che ci interessa) è molto importante. Ecco una classificazione della luce secondo alcune caratteristiche ben precise.

 

Diffusione

Le immagini qui sotto (prese dal sito di Sekonic) descrivono bene la qualità della luce definibile come diffusione.

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Concentriamoci un attimo e cerchiamo di capire cosa cambia in queste immagini.
La luce è posizionata sulla sinistra, l’esposizione è corretta e l’illuminazione è buona in tutti i casi.
C’è però qualcosa che cambia: i riflessi e le ombre.
Nelle prime tre immagini la guancia destra della modella ha un riflesso abbastanza fastidioso, e le ombre sul lato destro dell’immagine, prodotte dalla luce che si trova a sinistra, hanno dei contorni netti e duri.
Le tre immagini sotto presentano meno riflessi sulla pelle e ombre che progressivamente diventano meno sfumate.

diffusore per luceNel caso in questione il fotografo (attenzione: i principi sono sostanzialmente gli stessi per fotografia e video) ha usato diversi modi per schermare la luce, e questo si ripercuote sul modo in cui si forma l’immagine.
Nell’ultima foto è stato usato un diffusore di grandi dimensioni, un oggetto simile a quello che vedete qui a sinistra, e la luce è stata in parte riflessa dalle pareti della campana e poi diffusa attraverso il telo bianco opaco che si trovava davanti.
La luce risulta quindi diminuita in intensità ma più morbida.

Una delle regole di base nell’illuminazione in campo fotografico o video è che più la fonte di luce è ampia, più le ombre che produrrà saranno sfumate. E se vi domandate perchè il Sole, che è evidentemente grandissimo, produce ombre dure specie quando è allo zenith, la risposta è che il Sole è apparentemente piccolissimo – una sorgente di luce puntiforme – perchè molto lontano.

Consigliamo la lettura di un libro fondamentale come Light: Science & Magic per avere una panoramica dei principi fondamentali di illuminazione.

 

Per concludere il discorso, una luce diffusa
-genera ombre più morbide
-crea volume: al contrario della luce dura e diretta rende gli oggetti più tridimensionali
-aiuta nella gestione del contrasto tra zone illuminate e zone scure, e riduce il rischio di avere bianchi puri o neri bucati

 

Colore

temperatura colore luce

Questa immagine di lampadine che non è completamente accurata, ma rende molto bene l’idea, ci permette di introdurre un concetto importante: quello del colore della luce.

La temperatura colore della luce viene misurata in gradi Kelvin, e in poche parole può essere tenuta a mente considerando che un valore di Kelvin basso corrisponde a una luce che vira su toni caldi, fino ad arrivare all’arancione, mentre una luce da 10000 °K (gradi Kelvin) sarà fredda nella tonalità, tendente al blu.
La temperatura della luce neutra è intorno ai 5500°K, e nel corso della giornata il Sole offre tantissime temperature colore diverse.

Un aspetto importante da tenere in considerazione quando si parla di temperatura colore è che possiamo trovarci di fronte a luci miste. Immaginiamo infatti di essere in una situazione come questa:
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L’ambiente è immerso in una luce fredda e blu, quella della notte belga (siamo a Gent), mentre i palazzi sono illuminati da luci artificiali quasi neutre. È una situazione che non deve per forza ed esclusivamente riguardare i palazzi: anche le persone possono trovarcisi in mezzo.

In situazioni come questa, in cui due luci con temperature colore diverse si incontrano nella stessa scena, possiamo fare due cose diverse:

  • giocare con la luce a disposizione e quindi adattarsi ad essa, magari per ribadire un concetto o svilupparne uno nuovo
  • opporsi alla luce, ad esempio schermando una delle due fonti luminose con un gel, oppure potenziando talmente tanto la forza di una delle due luci da sovrastare gli effetti dell’altra

Le soluzioni sono molte, quel che ci importa in questo momento (delle soluzioni parleremo altrove) è cominciare a ragionare anche su questa qualità della luce.

 

Direzione

La direzione della luce, il punto da cui proviene, è forse meno tenuta in considerazione ma è un importante mezzo espressivo: certamente una luce ben direzionata può far funzionare al meglio l’immagine, ma c’è di più.
direzione della luceLa direzione della luce, come possiamo vedere anche da questa immagine (presa qui), può contribuire in maniera fondamentale nel definire il tono di una scena.
È quindi un aspetto da non trascurare sia perchè, in combinazione con i parametri relativi alla diffusione della luce, permette di gestire al meglio le ombre, sia perchè aiuta a veicolare ulteriori messaggi.
L’esempio più classico è quello della torcia messa sotto alla faccia quando i ragazzini americani si piazzano attorno al falò per raccontare storie di terrore.

 

Quando non siamo in condizione di cambiare la direzione della luce possiamo fare altro: cambiare la nostra posizione e, in genere, cambiare la posizione di quello che stiamo riprendendo.
È comunque sempre importante sapere dove si trova la luce, e dove si troverà nel momento in cui gireremo.


Come detto sopra, questo è solo il primo di una serie di post in cui parliamo di illuminazione.

Potete leggere anche la seconda puntata di questa miniserie: qui parliamo di gestione della luce naturale.

 


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2 commenti:

  1. Perlando di Kelvin è un errore definirli “gradi” e mettere il simbolo °, vanno semplicemente indicati come “Kelvin” (quindi si dirà ad esempio “5500 Kelvin” e non “5500 gradi Kelvin”).

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