Adobe Cloak per la rimozione di oggetti dalle riprese

Nel corso di Adobe MAX 2017, la casa produttrice di Premiere Pro e After Effects ha presentato un software su cui sta lavorando: si chiama #ProjectCloak e potrebbe essere un’innovazione incredibile (e un po’ paurosa).

Prima di tutto guardiamoci il video di presentazione di questa nuova tecnologia in sviluppo, e poi lo spieghiamo meglio.

Cosa è Adobe Cloak

Quello che fa Adobe Cloak è sostanzialmente prendere un pezzo di una scena, tracciarlo con una maschera, seguirlo fotogramma per fotogramma e rimuoverlo.

Nella prima sezione del video si vede una cattedrale russa la cui visuale è impedita da un palo della luce: normalmente per eliminare questo tipo di disturbo visivo bisognerebbe prendere fotogramma per fotogramma, importarlo in Photoshop e usare lo strumento di Fill, uno strumento piuttosto nuovo ed efficace, per eliminare ogni singola traccia del palo.

Questo porta via un sacco di tempo (anche per riprese di pochi secondi come questa) e i risultati possono essere poco buoni se non si lavora in modo molto preciso.

Nel video si vede quel che può fare Project Cloak: l’ingegnere che esegue la dimostrazione ha creato una maschera in After Effects con tracciamento dell’oggetto, poi ha fatto girare il programma (da terminale, dato che si tratta di un software in sviluppo) e ottenuto il risultato incredibile che vedete al minuto 3:33.

Cosa si può fare con Cloak

Per ora Cloak non è disponibile, si tratta di un progetto in sviluppo, ma le applicazioni possibili sono molto ampie.

Nel seguito della dimostrazione si realizza l’eliminazione di uno spallaccio di uno zaino, ma pure di due persone.

Nel corso della conversazione si parla anche di altre applicazioni, per certi versi più semplici: rimuovere un granello di polvere che si è fissato sul sensore e di cui non ci siamo accorti, ad esempio (sì, ci è capitato). Oppure eliminare il cavalletto in una ripresa a 360°.

La cosa più impressionante di questo strumento è il modo in cui pare riesca a lavorare sulle diverse condizioni di luce, letteralmente ricostruendo quello che c’è dietro a un oggetto basandosi sul contesto, fotogramma per fotogramma. E ancora più impressionante è il fatto che armonizzi i singoli fotogrammi per dare un risultato consistente e che non mostra scatti.

La tecnologia è probabilmente ancora acerba, ma già così è davvero impressionante.

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